Ho avuto l’ opportunità di condividere con Marcello De Angelis gli anni dell’ Università al Politecnico di Milano dove già si notava la sua attenzione al mondo dell’arte  e la sua spiccata analisi verso le opere degli artisti contemporanei. Tra un esame e l’altro visitava mostre d’arte,  comprava vinili e sperimentava tecniche pittoriche con diversi materiali.

Oggi, Marcello è tra i 200 artisti emergenti italiani, pittore riconosciuto per la sua tecnica personalissima ed innovativa da Lui battezzata “injection painting“, i suo quadri sono stimati da 1000 a 9000€ e proprio di recente è stato concluso l’ acquisto di un’opera “Il guardiano del tempo” da un importante collezionista italiano che tra le sue pareti unisce i più grandi nomi dell’arte contemporanea come Burri e Modigliani.

Cosa possono avere in comune delle formule matematiche con colori e siringhe? Marcello ce lo racconta in questa intervista che mi ha rilasciato per forecastingirl.com

 

Intervista a Marcello De Angelis

Chi è Marcello De Angelis?

E’ una domanda a cui ho un po’ di difficoltà a rispondere.

Se faccio riferimento agli studi fatti potrei rispondere che sono un designer industriale dedito all’arte. Spiritualmente potrei dire che cerco di essere un artista progettuale che guarda al design industriale. I miei lavori risentono molto degli studi compiuti al Politecnico di Milano, in quanto ogni lavoro è progettato con rigore, ordine scientifico e razionale.

Inizialmente realizzo un progetto mediante un programma di modellazione CAD, forme empiriche, geometrie perfette e armoniche; poi inizio a dipingere e ricopro il ruolo di una “macchina imperfetta” esecutore del manufatto.

Domanda d’obbligo per tutti gli artisti che usano i pigmenti su una tela: cosa è per te il colore?

Può sembrare banale ma il colore è semplicemente un pigmento. E’ un materiale, il quale attraverso un mezzo, nel mio caso la siringa da iniezione, mi porta ad un fine, nulla di più.

Non ho un grande rapporto coi colori e negli ultimi anni li ho usati molto di rado. Da anni uso solamente colori metallici come l’oro, il rame o il bronzo, mentre tra i colori tradizionali prediligo i colori freddi come il verde o il blu, mentre detesto i colori caldi. Credo che questa preferenza sia determinata dal fatto che i colori caldi sono sentimentali mentre quelli freddi sono più razionali e più vicini alla mia ricerca. Nell’ultimo anno e mezzo ho usato quasi esclusivamente il bianco e il nero, e i miei lavori sono sempre più monocromi. Bianco e nero sono gli opposti, gli estremi del tutto e del nulla, alfa e omega, inizio e fine. Ciò che più mi interessa è la risultante cromatica e la luminosità  che i pigmenti possono offrire una volta stesi sulla tela. I colori metallici mi permettono di raggiungere questo risultato grazie anche al pigmento micaceo e perlaceo contenuto al loro interno.

 

Cosa rappresenta la siringa?

La siringa è lo strumento fondamentale della mia ricerca. Nella nostra quotidianità essa ha una duplice utilità: può essere utilizzata per curare o essere utilizzata per distruggere, in questo continuo gioco delle parti tra vita e morte.

Ho iniziato a dipingere con la siringa più o meno nel 2001 e nel corso degli anni la tecnica si è evoluta. Inizialmente è nato tutto quasi per gioco, ma con un obiettivo preciso.

L’idea era quella di razionalizzare il dripping di Pollock: tuttavia non si trattava più di gocciolare il colore su una superficie, bensì di stenderlo mediante un ordine preciso e razionale. Da questa idea è partita tutta la mia ricerca che persiste da oltre 10 anni e che mi ha portato a definire la mia tecnica pittorica col termine di injection painting.

Lavorare con la siringa è comunque estremamente complesso e comporta notevoli fatiche anche fisiche: il colore deve avere una densità precisa e spremerlo attraverso l’ago mi procura talvolta dei dolori alle dita della mano.

La progressione pittorica è molto lenta e meticolosa, se sbaglio gratto via tutta la parte e rincomincio da capo. Per fare un quadro posso impiegare anche due mesi. Questo processo è in antitesi e in contrasto con la frenesia della società contemporanea in cui vige la regola del “tutto e subito”. La siringa è il mezzo con cui cerco di curare la mancanza di tempo nella società contemporanea.

 

“Ho iniziato ufficialmente il ciclo dei ritratti..in molti hanno cercato di capire cosa intendessi per “ritratto” ma nessuno c’è riuscito…” e quindi ti chiedo: cosa è il ritratto per Marcello? 

Il ritratto ha vari aspetti e più comunemente rappresenta i tratti fisiognomici di una persona.

In un ritratto, indipendentemente dalla tecnica utilizzata, si possono capire molti aspetti della personalità in questione attraverso i suoi tratti distintivi – per esempio dal colore della pelle, dal colore degli occhi, dalla statura, dalla postura o dall’abbigliamento. Nel mio caso, invece, ho cercato un simbolo, un segno distintivo che potesse rappresentare contemporaneamente, in maniera razionale, un singolo individuo e allo stesso tempo che potesse essere valido per l’intera collettività: l’impronta digitale.

Portrait of..” nasce come evoluzione di un mio lavoro del 2007 intitolato “autoritratto – profilo sinistro”.

Sono piccole tele 18×13 cm su cui realizzo il ritratto della persona che me ne fa richiesta; un ritratto non fisiognomico ma “digitale”. La mia intenzione è quella di creare un ossimoro, un “unico-collettivo” che coniughi il singolo individuo e contemporaneamente la collettività, senza distinzione di sesso, colore della pelle o tratti somatici. Ne deriva un paradosso analogico-digitale. Digitale nel rappresentare il segno dell’ impronta; analogico in quanto della persona ne rimane l’orma, l’impronta che resta costante nel tempo, uguale dalla nascita alla morte, senza modificarsi, senza cambiare col passare degli anni.

 

Come le nuove tecnologie hanno influenzato il tuo processo di lavoro?

La tecnologia e l’uso del CAD hanno influenzato molto il modus operandi del mio lavoro negli ultimi anni.

Col computer riesco a progettare e a creare forme matematiche complesse che a mano non sarei, forse, in grado di riprodurre. Alcune volte il progetto matematico è talmente complesso che impiego anche una settimana per portare a termine il modello da cui poi inizio a dipingere su tela. E’ un’influenza utile, ma non indispensabile, poiché sarei ugualmente in grado di creare forme geometriche anche senza il supporto del CAD.

Nei tuoi quadri si susseguono geometrie e simboli, che valore gli attribuisci?

Dipende molto dall’idea iniziale che ho. A volte inizio a disegnare su carta una bozza di progetto che poi mi suggerisce un titolo, altre volte parto da un titolo e nasce un progetto. Nel secondo caso i miei lavori sono molto più complessi perché vengono introdotti ordini e significati anche numerici o strutturali. Le spiegazioni possono essere molto complesse a volte. Per esempio Gaia, un lavoro del 2007 che conservo gelosamente, rappresenta il pianeta terra. E’ il primo dittico che ho realizzato e il quadro ha parecchie simbologie: il due nell’antichità veniva attribuito al pianeta terra, le 4 geometrie agli angoli rappresentano i punti cardinali, le geometrie con injection painting ricordano l’orizzonte e la linea di divisione tra le due tele, l’asse terrestre, ecc.. Artemide (la divinità classica personificazione della Luna) è arrivata dopo a tener compagnia a Gaia, e la parte centrale del cerchio di notte si illumina.

 

Es Rerum Novarum“, “Nocturnalis“, “Natura naturans“, sono alcuni dei titoli in latino che hai utilizzato per i tuoi quadri, stanco dell’italiano?

No , non sono stanco dell’italiano, ma spesso cerco titoli che possano avere valenze simboliche, alchemiche e allo stesso tempo che attingano alla grande cultura classica, di cui noi siamo eredi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ne ho tanti nel cassetto ma vado avanti lentamente… con calma. Quest’anno ho iniziato il progetto “portrait of..” e voglio portare a termine un progetto iniziato 11 anni fa. Entrambi saranno presentati all’ inizio del prossimo anno, in una mostra personale presso PoliArt Contemporary a Milano che è la galleria che mi rappresenta.

 

Le opere di Marcello

Marcello ha uno spirito critico e allo stesso tempo  ironico, lo dimostra una presentazione che  ha pubblicato sulla sua pagina Facebook

Organizzo una MIA mostra personale nella VOSTRA galleria d’arte (solo importanti spazi espositivi), pubblicando un catalogo a VOSTRE spese e curato da critici disposti ad avere il MIO nome nel LORO curriculum…Inviatemi pure le VOSTRE proposte… sarò ben lieto di valutarle…

Chiedendogli cosa abbia scaturito l’esigenza di scrivere questo messaggio mi ha risposto

Ironia verso un sistema di mercato che poco c’ entra con l’arte

Di seguito una galleria che mostra altre opere dell’artista Marcello De Angelis :

 

Share This
%d bloggers like this: