Sono passati quasi 10 anni dal giorno della presentazione della mia tesi di laurea. Quel giorno ero entusiasta e felicissima  nel sapere che in Italia ero l’unica a presentare una tesi di quel genere. Nella commissione erano presenti ingegneri e imprenditori di varie aziende, professori universitari e ospiti curiosi. Le aule erano gremite di gente, era la prima volta che in Italia, al Politecnico di Milano, degli studenti presentavano in sede d’esame dei prodotti progettati per la Stazione Spaziale Internazionale.  Umberto Guidoni e Paolo Nespoli erano gli astronauti che intervenivano alle nostre lezioni, portandoci le loro incredibili esperienze di missioni spaziali. Ricordo ancora la domanda di un mio collega: “Signor Guidoni, ma lei ha mai visto un ufo?” E lui, con un sorriso rispose “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare”.

La prefazione è scritta da un caro amico, l’istruttore di cultura fisica Pietro Giovanardi che mi ha accompagnato insieme a molte altre persone nel processo di realizzazione di una vera macchina ginnica per lo spazio, costruita in scala 1:1 dalle mani abili di un costruttore esperto, mio fratello Gabriele che la rese funzionante sbalordendo tutti i presenti in sede d’esame.

Prefazione

La massima “Mens sana in corpore sano” pare davvero essere lungimirante e resistente alla prova del tempo.

L’attività fisica, l’esercizio, la pratica costante di una disciplina sportiva, praticano delle modificazioni biochimiche e metaboliche alle placche motrici e ai motoneuroni.
E’ la fisiologia dello sport che ci insegna che l’organismo biologico si adatta, si accresce, si evolve, che trasforma e trasferisce l’ energia e lo potrà fare meglio se la parte attiva dell’apparato locomotore, la muscolatura scheletrica striata, verrà esercitata con una serie di esercizi.
Una serie di esercizi mirati a realizzare la grande funzione di ogni distretto muscolare, rispettandole leggi della fisiologia articolare dell’uomo, potenzierà i tessuti connettivi che sono responsabili della forza e dell’integrità muscolare (l’epimisio, l’endomisio, il perimisio e il sarcolemma che è la membrana di ogni fibra muscolare).
Potenzierà il sistema cardiovascolare, il sistema endocrino, stimolerà l’emopoiesi, aumenterà la densità ossea, la propriocezione, la cinestesia. L’esercizio determina delle reazioni esoergomiche, successivamente, delle reazioni chimiche endoergomiche.
Ovvero dapprima una perdita di calore e di energia, dopo una riacquisizione di calore e di energia maggiore rispetto ai valori iniziali.
Per cui più A.T.P., più creatina, più fosfocreatina, più glicogeno muscolare.
L’A.T.P. è il propellente del muscolo e le altre molecole sono anch’esse valute energetiche.
Insomma, l’esercizio aumenta la forza, la possibilità di lavoro, la resistenza dell’organismo.
L’esercizio aumenta la liberazione di betaendorfine e altri oppioidi endogeni, questo spiega lo stato generale di benessere e maggior sopportazione del dolore e della fatica. Un’attività fisica di modesta intensità aumenta inoltre le difese immunitarie.
La disciplina sportiva che più ci aiuta a potenziare la muscolatura scheletrica striata è la cultura fisica.
La cultura fisica, o ginnastica con i pesi, è la regina delle attività motorie perchè è lo sport per tutti gli sport!
Essa è come la matematica che è regina e ancella di tutte le materie scientifiche.

“Lo sport è l’esperanto delle razze” – Jean Girardoux

“La scienza non è altro che buon senso addestrato e organizzato” – Thomas Henry Hoxley

“Scienza e potere umano coincidono perfettamente” – Francesco Bacone

Per il consorzio umano l’esercizio è quindi una necessità incontrovertibile. E per l’astronauta? E’ altrettanto consigliabile l’esercizio? Oggettivamente si! Per contrastare gli effetti negativi e collaterali di una permanenza in condizioni di microgravità. Per creare e gettare le basi, i prodromi di un passaggio meno traumatico dalla microgravità (ovvero dallo spazio alla terra ferma).
La forza e la vigoria possono facilitare i problemi post missione nello spazio.
Esercitarsi infatti contro delle resistenze, aiuterà i muscoli scheletrici e il muscolo cardiaco, a sopportare di nuovo la gravità esercitata sulla terraferma.
L’esercizio e l’attività fisica dovranno essere svolti sempre.
In orbita, in missione a maggior ragione.
Il ginnasio nella Stazione Spaziale Internazionale come dovrebbe essere?

Prefazione a cura di Pietro Giovanardi

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